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lunedì 29 maggio 2017

Fatevi rapire da Ventus Mirabilis… ;)

Lo avevo già annunciato un po’ di tempo fa, ma… solo oggi è online!!!
Arriva su Amazon VENTUS MIRABILIS, una raccolta che contiene nove miei racconti!
Ecco la cover e la sinossi/prefazione:
“Ventus Mirabilis è una raccolta di miei racconti. Un vento fantastico, appunto, che unisce le nove storie, alcune di mistero e introspezione, altre ironiche, folli o semplicemente malinconiche che comunque vogliono narrare un “attimo”, un avvenimento, lungo o breve, ma che lascia emozione. Non tutti i racconti sono inediti, perché già stati presentati sui social media o nei blog, ma qui vengono da me riproposti corretti e, in alcuni casi, completamente stravolti per offrire al lettore la migliore versione di essi. Ma sia che vogliate perdervi in un bicchiere di scotch o cercare di vedere il vento, scrutare nella nebbia, prendere un autobus o inseguire un cane, sappiate che non tutto è così semplice come appare. L’imprevisto, l’assurdo o il meraviglioso si celano in ogni cosa… Quindi, vi auguro buona lettura! Fatevi rapire da Ventus Mirabilis…”
– M.S. Bruno
Racconti: 
Un bicchiere di scotch
Il Medico e il Cane
Vedere il vento…
La casa sulla collina boscosa
Nebbia
La rosa rossa dal lungo stelo
La corsa diabolica
Malinconiche Ortensie
Ventus Mirabilis
Cercalo QUI

martedì 1 marzo 2016

Un mio racconto su… “Cercatori di Parole”!

la collina
Cercate qualcosa da leggere gratuitamente? Amate i racconti pieni di tensione che sappiano comunque strapparvi qualche sorriso? …Se la risposta è sì, vi consiglio di visitare  la rubrica “Cercatori di Parole” su Bookoria. Troverete la prima parte de “La casa sulla collina boscosa“, un mio racconto che saprà catturarvi… Pensate di ritrovarvi da soli, su di una strada fra i boschi, col cellulare scarico, mentre la tempesta si avvicina… Che potrebbe accadervi a seguire un’anziana signora a casa sua? …Volete la risposta? Leggete il mio racconto! (Clicca qui) ;);)

venerdì 10 ottobre 2014

"Io Sono Jo March" - Il nuovo Magazine gratuito

io sono jo march
Nato da un'idea di Connie Furnari, il nuovo magazine completamente gratuito, "Io Sono Jo March", si propone di far conoscere le nuove leve, tutte donne, della letteratura italiana: le esordienti che, come la protagonista di "Piccole donne", amano scrivere e condividere storie. Ma partiamo con ordine! Le autrici di "Io Sono Jo March" si sono riunite nell'omonimo gruppo facebook e, con uno sforzo collettivo, hanno messo su un giornale interessante, pieno di letture gratuite. Che siano stralci di romanzi editi, racconti auto conclusivi, poesie, articoli o recensioni, il Magazine (disponibile QUI) promette di intrattenere il lettore più esigente. Che dirvi di più? Ah, sì, ecco... vi lascio il link del promo...
...e vi dico anche che la sottoscritta ha contribuito con un suo racconto breve: "Nebbia". ^_^ Bene! Ora ho proprio concluso, augurandovi una buona lettura ;)
 mstella

martedì 23 settembre 2014

Il capitano e la rosa

Dopo gli eventi de "Il Sigillo del Drago Infinito", ecco un racconto che narra di un'avventura di Ajhall...


Il vento gonfiava le rosse vele, concedendo una tranquilla traversata al veliero. Agile e robusto, questo fendeva le onde del Mar della Speranza proprio come se le ninfe del mare l’avessero preso di buon occhio. La bella nave, senza problemi, procedeva per la sua rotta, quasi fosse preservata dalle solite tempeste che spazzavano quel tratto di oceano. Il sole occhieggiava sornione e solerte sulle teste dei marinai indaffarati nelle loro normali mansioni, che fischiettavano un motivo che dava il tempo al loro agire. Era proprio una bellissima giornata, si disse il capitano di quel veliero, mentre osservava il tutto dal cassero di poppa ove si trovava il timone. Amava giornate simili, quando il suo sguardo poteva spaziare fino all’orizzonte, perdendosi nel blu cobalto del cielo. Allora sentiva la sconfinata libertà del mare in sé, la respirava quasi e ne provava una gioia infinita. Ajhall era capitano di quella nave ormai da tre anni. Aveva scelto uno ad uno i suoi marinai, venticinque uomini in tutto, abili e fidati, con cui vivere splendide avventure. Ed era l’avventura il suo modo di vivere, ciò con cui sopravviveva. L’uomo si passò una mano fra i rossi capelli che gli ricadevano sulle nude spalle abbronzate, mentre i suoi occhi blu scuro si perdevano ancora fino all’orizzonte. La brezza marina gli riempì le narici e la sua mente ritornò ai tempi in cui, partito da Varesia, si accontentava di navigare a servizio degli altri su navi mercantili… Quanto era cambiato da allora, pensò con un mezzo sorriso scanzonato. La sua “Aquila”, il suo bel veliero, era ormai la sua casa, il suo sostentamento, i suoi sogni… Pensò a quanto fosse facile per la gente crederli pirati, ma per quanto condividessero con questi la non appartenenza a nessuna nazione, coloro che navigavano sull’“Aquila” non avrebbero mai fatto saccheggi o tanto meno stragi… Erano solo avventurieri, a volte un po’ avventati, ma mai vigliacchi. Cacciatori di tesori e di misteri, ecco cos’erano tutt’al più.
Senante Man Gat, luogotenente della nave, uomo longilineo e silenzioso, sempre serio e accorto, si avvicinò ad Ajhall. Sembrava il suo opposto Senante, per carattere e comportamento. Con i suoi lunghi capelli scuri che portava raccolti in una coda che gli arrivava fin quasi alla schiena, gli occhi, piccoli e neri, grevi d’autorità e specchio di una volontà ferrea, aveva servito presso la marina di Nuluon fin da ragazzo e questo ne aveva forgiato il carattere. Ora che qualche inverno di troppo appesantiva le sue forti spalle, aveva lasciato le rigide convenzioni della flotta navale di Nuluon per prestare servizio sotto un uomo più giovane lui, ma con tanta bravura e maestria da non fargli mai rimpiangere il cambiamento. Fra i due c’era uno strano rapporto di complementarietà a volte, altre di aperto contrasto, ma sempre molta stima. Inoltre, Senante, ed Ajhall lo sapeva bene, aveva lasciato tutto, una carriera sicura e il resto, per amor di libertà e, sotto questo aspetto, almeno, erano simili…
- Capitano… – esordì l’uomo con la sua solita atona voce, con le mani militarmente poste dietro la schiena, con quel suo ligio abbigliamento che stonava quasi con i semplici calzoni che portava Ajhall a petto nudo. –… a Seut manca poco ormai. Dobbiamo dire ai marinai di prepararsi allo scontro?–
Ajhall rise.
- Non ci saranno scontri. Senante, credo che aver servito sotto Nuluon ti abbia rovinato… Vedi lotte dovunque! No… ci limiteremo a prenderci ciò che è del nostro committente e ce ne andremo!–
- L’ultima volta il Reggente ha fatto storie… - cominciò il luogotenente.
- Non ci arpionerà, come ha giurato l’altra volta. – lo interruppe il capitano fissando ancora l’orizzonte con un sorriso di furbizia.
Il porto di Seut, capitale di Lumas, si profilò davanti a loro presto, con l’immensa figura di sirena scolpita nella roccia delle montagne che circondavano la città. Era la prima cosa che si notava di Seut. Quella bellissima fanciulla mezzo pesce che, con i suoi lunghi capelli a coprirle il prosperoso seno, incombeva su Seut, come a proteggerla dalle brame del mare, si poteva ammirare prima ancora di riconoscere le banchine del porto. Ajhall guardò l’attraente sirena e la salutò, in un gesto comune a molti marinai, che si diceva portasse fortuna, poi, quando attraccarono in porto, infilatosi una tunica ed un paio di stivali, con Senante ed altri tre marinai, scese in direzione della casa del Reggente. Glablut, smilzo e piccoletto, dagli occhi grandi e le mani veloci, avanzava accanto al suo capitano dai capelli rossi con aria divertita, con il fare del goloso che pregusti l’idea di una buona leccornia. Subito dopo procedeva Senante, con il suo solito controllo militare, con al fianco Jebt, fiato di balena, che, anch’egli con un mezzo sorriso, proseguiva con la mano al fianco sul suo corno da richiamo. Quello strumento, che quando veniva suonato ricordava il verso che emette una balena, aveva valso a Jebt quel soprannome. Ed infine, per ultimo, benché, per stazza, fosse il primo ad essere notato, vi era Mako, il gigante dalla pelle chiara che camminava sempre con un ghigno a posto del sorriso, ma che possedeva un grande cuore. Ed era uno strano spettacolo vedere quel gruppo di uomini nella via principale della città. Il Reggente seppe del loro approssimarsi a casa sua molto prima che si annunciassero al suo portone. Si stupì di saperli nella sua città, poiché aveva sentito che l’Aquila era alla ricerca della mitica “Rosa di Mangur”, un gemma da leggenda. La massima autorità di Seut accolse i nuovi venuti con mal animo e nervosismo. Non sapeva mai cosa aspettarsi dal furbo capitano dell’“Aquila”: quando c’era lui nei pressi, il Reggente era sicuro che qualcosa sarebbe sempre successo, in special modo ai suoi affari, che non tutti potevano considerarsi puliti. Ma l’uomo dai capelli del colore delle vele della sua nave aveva il sostegno ed il favore di Eisel III, Re di Nuluon, e benché questi non interferisse mai con le faccende del capitano, non ci si poteva rifiutare di incontrarlo, per non rischiare problemi con il potente sovrano. Si diceva infatti che Ajhall di Varesia potesse vantarsi di essere amico del Re, per fatti inerenti ad anni prima. Quindi, quando Ajhall si presentò a lui, con i suoi, mostrando un ampio sorriso, il Reggente si mosse nervosamente fra i cuscini di porpora su cui era seduto nella sala udienze e, con mal celata freddezza, disse:
- Siamo sempre felici, noi di Seut, di vedere le rosse vele dell’Aquila entrare nel nostro porto… - ed allorché notò lo sguardo beffardo del capitano, aggiunse: - …Benché l’ultima volta ci lasciammo in così malo modo. –
- Già – replicò Ajhall tranquillo – Ma fra amici capita di litigare! – continuò con gli occhi colmi di furbizia. – Infatti, siamo qui per porgervi un regalo, un pensiero che potrà far parte della vostra ormai nota collezione di rare preziosità. –
Gli occhi avidi del Reggente si accesero di interesse, mentre quelli di Ajhall sorridevano beffardi e i suoi uomini ridevano di sottecchi…
- Un regalo? – ripeté l’uomo, mentre la sua mente ritornava alle voci della ricerca della “Rosa di Mangur”.
- Sì – fece Ajhall al suo orecchio, sforzandosi di non guardare il grosso doppio mento dell’uomo – E’ una preziosità di superba bellezza, la “Rosa di Mangur”… Ma non è per tutti gli occhi… - ed il capitano dell’Aquila fece gesto verso i notabili intorno.
- Sì, sì… giusto! – replicò l’altro, stentando a credere a ciò che udiva, conscio della sua grande fortuna, perché un gioiello di tale valore e bellezza meritava che solo i suoi occhi potessero ammirarlo. – Andate! – ordinò ai suoi, con alterigia, e in un gesto simile a quello del Reggente, in una burla che l’uomo non intese, anche Ajhall fece lo stesso con i suoi marinai, i quali lasciarono la stanza con un grande sorriso…
E quando furono soli, il Reggente ed il capitano, Ajhall estrasse cautamente un oggetto dalle sue tasche. Un involto di tela che pose sul palmo della mano, sotto lo sguardo avido e bramoso dell’uomo. Lentamente, Ajhall liberò dai lembi del panno una pietra splendente, una gemma dalle tonalità scarlatte… Era proprio la “Rosa di Mangur”, si disse il Reggente, il favoloso diamante che la leggenda voleva essere stato intinto nel sangue dell’eroe Mangur…
- Perché regalate a me tale rarità? – chiese malignamente l’uomo, colto da improvvisa diffidenza.
- Perché voglio rinsaldare i nostri rapporti. Ho molti nemici ed un porto sicuro è sempre ben accetto… Inoltre, sono uomo di mare, cosa me ne faccio di quella gemma? Oltre che venderla o regalarla non posso fare altro, ma… Nessuno potrebbe darmi il corrispettivo del suo reale valore, quindi… - ed Ajhall, con gli occhi sempre più accesi, ormai completamente divertito dalla parte che stava interpretando, fece concludere all’uomo la sua frase.
- … Quindi la regalate a me! –
Il capitano assentì, passando il prezioso gioiello nelle mani tremanti del Reggente. Questi, ormai, non vedeva altro, non capiva altro, al punto che quando Ajhall disse:
- Dovremmo conservarlo nella vostra collezione, solo lì sarà al sicuro! – non ebbe nulla da obbiettare.
Come ipnotizzato dall’oggetto che ormai era suo, con gli occhi fissi nei riflessi rossastri della gemma si alzò, non con poca difficoltà per la sua mole, e si avvicinò ad un muro della sala. Come mille volte aveva fatto, passò la sua mano sulle scanalature del muro fino a quando un’apertura, in uno scatto metallico, comparve di fronte a loro. Ed il Reggente entrò ed Ajhall, silenzioso, alle sue spalle, lo seguì. Il capitano dell’Aquila vide lo splendore di una collezione unica e rifulgente quasi di luce propria. Ogni prezioso era su uno scaffale finemente intarsiato. Ecco, si disse Ajhall, dove si trovava la famosa collezione. Guardò ogni gioiello e ogni splendore, sempre restando al centro della sala, intanto che il reggente sistemava, con un occhio sempre a lui, in un posto d’onore, il mitico diamante rosso… E mentre uscivano da lì ed il reggente rifaceva sparire agli occhi l’entrata segreta, il capitano fece una richiesta che sembrò all’uomo ragionevole dopo così prezioso regalo.
- Sì – disse – Dato che i vostri affari sono urgenti potete partire! Sarete sempre benvenuti nella nostra città! –
Ed Ajhall nascose un sorriso beffardo. Quella sera il Reggente diede una sontuosa festa alla salute di chi gli aveva portato grande dono, facendosi vanto della nuova rarità della sua collezione, che, a suo dire, avrebbe portato lustro alla città di Seut. La mattina successiva, il Reggente decise che troppo tempo era passato dall’ultima volta che aveva ammirato la sua “Rosa di Mangur”. Nella solita maniera, nota a lui solo, cercò il meccanismo di apertura ed entrò. Tutto era come lo aveva lasciato, guardò il diamante rosso e gli sembrò splendido come il giorno precedente, poi passò il suo sguardo sulla restante collezione. Oggetti bellissimi, di fattura pregiata, e si sentì orgoglioso, benché non tutti i pezzi fossero stati normalmente comprati, poi… notò qualcosa, anzi l’assenza di qualcosa… Un vuoto nella gamma di colori delle varie gemme che aveva collezionato… Si avvicinò allo scaffale e cercò in basso, di lato, ma niente… Mancava proprio… La piccola gemma simile ad occhio d’animale, chiamata per questo l’“occhio di volpe” era scomparsa… Ma come poteva essere? Si chiese, mentre montava il furore e la comprensione di essere stato derubato. Ma da chi? Cominciò a domandarsi. Come? Si diceva. Poi, capì, ricordò. Il capitano dell’Aquila era entrato con lui, proprio il giorno prima, ma non aveva toccato niente, si disse… Cercò di rammentare ogni gesto di lui, fino a quando non si ricordò dello starnuto che egli aveva fatto, proprio in vicinanza dello scaffale dove adesso mancava la pietra… Maledetto, concluse.
- Guardie! – gridò, muovendosi a scatto con ferocia, in un gesto che, per la sua mole, risultò insicuro e traballante. Così facendo andò ad urtare con la bacheca in cui la “Rosa di Mangur” era riposta e questa, con sommo orrore del Reggente, cadde in terra frantumandosi.
- Guardie! – ruggì, nuovamente paonazzo in viso, capendo l’inganno. Ma ormai era tardi.
Il veliero dalle rosse vele navigava verso altre mete, lontano dall’isola di Lumas e la sua capitale. Sorrise, Ajhall, mentre i suoi occhi si riempivano di scanzonata furbizia, guardando l’orizzonte, e Senante si avvicinava a lui.
- Cosa accadrà, capitano, quando si accorgeranno di quello che avete fatto? – chiese, per niente impressionato da ciò che il suo comandante aveva compiuto.
- Niente, completamente niente. – ed Ajhall ammirò nella luce solare l’“Occhio di Volpe” – Non si può denunciare il furto di un oggetto che non è proprio… Fregare un ladro dà sempre doppia soddisfazione. Inoltre, noi ci siamo limitati a prendere questo prezioso gingillo solo per riportarlo al suo legittimo padrone che era stato derubato, e che ci pagherà per questo… E poi un occhio di volpe non poteva proprio stare nelle mani di uno sciocco… - ed il capitano rise.
- Non potremo più avvicinarci a Seut. – parlò pacatamente il luogotenente.
- Per un po’, poi il Reggente farà finta di niente, anche se starà doppiamente attento alla nostra presenza… -
Senante lo guardò alzando un sopracciglio.
- Vi perdonerà anche lo scherzo della “Rosa di Mangur”? –
Ajhall rise.
- Ti preoccupi per me, Senante? Anche se dovesse rendersi conto che è una copia, se non vorrà fare la figura del babbeo quale è, farà finta che la “Rosa di Mangur” che ha sia l’autentica pietra. Ed anche se questo gli sarà più difficile a digerirsi… non potrà fare nient’altro poiché, come noi sappiamo la “Rosa di Mangur” non esiste… -
Ed Ajhall rise ancora e Senante si lasciò andare anche lui ad uno dei suoi rari sorrisi…