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venerdì 12 febbraio 2016

La via del guerriero...


“Colui che possiede qualche conoscenza diventa presuntuoso e si compiace all’idea di essere considerato competente. 
Colui che si vanta delle proprie capacità reputandosi superiore sarà inevitabilmente punito dal Cielo.
Un uomo che non sa farsi apprezzare dagli altri non sarà utile a nessuno, malgrado la grande competenza. Chi lavora duramente sapendo restare modesto, accettando con benevolenza la posizione subalterna che occupa e rispettando i suoi pari, sarà stimato moltissimo.”
“Una persona onesta vive in pace e non si avventa sulle cose. Una persona di poco valore non trova pace, ma ovunque vada crea problemi ed è in conflitto con tutto.”

(da “Hagakure-Il libro segreto dei samurai” di Yamamoto Tsunetomo)

domenica 7 febbraio 2016

La via del guerriero…

Sun-Tzu5
“Se ora combatti per la vittoria, attacchi e vinci,
ma se non prosegui fino in fondo, il risultato sarà infausto.
Il proprio destino sarà come la “ricchezza che si esaurisce”.
Così vale il detto –
Il sovrano illuminato decide con prudenza.
Il buon generale persegue i suoi ordini fino alla fine.
Non agire in assenza di vantaggi.
Non utilizzare le truppe se il risultato è incerto.
Non combattere in assenza di pericolo.
Il sovrano non scateni una guerra per sfogare la propria ira.
Il generale non dia battaglia per via del proprio rancore.
Si devono impiegare le truppe se si prospetta un vantaggio,
in caso contrario, fermati.
La rabbia può trasformarsi in gioia,
il rancore può trasformarsi in delizia,
ma uno Stato estinto non può tornare a vivere,
né un morto tornare in vita.
Perciò il sovrano illuminato pondera tutto ciò
e il buon generale agisce cautamente.”
(da “L’arte della guerra” di Sun Tzu)

giovedì 4 febbraio 2016

La via del guerriero...


Da “Hagakure - Il libro segreto dei samurai” di Yamamoto Tsunetomo


“La brama di ricchezza è la ragione per cui il samurai cade in errore. Se rimane povero, non sbaglierà mai. Un uomo intelligente nota subito i difetti del lavoro degli altri, ma così non vivrà mai bene. Chi pensa che il mondo sia colmo di difetti corruccia il volto e viene evitato da tutti. Anche se una persona ha molto talento, senza amicizia non sarà mai in grado di mostrarlo. Anche questo difetto sarà causa di insuccesso”

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“Si può imparare qualcosa da un temporale. Quando un acquazzone ci sorprende, cerchiamo di non bagnarci affettando il passo, ma anche tentando di ripararci sotto i cornicioni ci inzuppiamo ugualmente. Se invece, sin dal principio, accettiamo di bagnarci eviteremo ogni incertezza e non per questo ci bagneremo di più. Tale consapevolezza si applica a tutte le cose.”

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“C’era un uomo in Cina che amava le immagini raffiguranti i draghi. Tutti i suoi vestiti e i suoi mobili erano decorati con questo motivo.
Il dio dragone si accorse di questo amore profondo, così, un giorno, un drago vero si presentò alla sua finestra. Si dice che l’uomo sia morto di paura…
A parole costui era di certo molto coraggioso, ma si rivelava tutt’altra persona al momento di agire.”

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“Se il coraggio è radicato nel cuore e la risolutezza è ferma, quando giunge il momento una persona sarà necessariamente capace di fare la mossa giusta. La sua condotta e le sue parole dovranno essere conformi all’occasione. Le parole sono particolarmente importanti. Non servono a svelare le profondità del cuore, perché questo trasparirà nella quotidianità.”

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“Un detto che risale al tempo del daimio* Katsushige insegna:
Metti il piede in fallo e cadi sette volte, otto rialzati e risorgi.
Il samurai dovrebbe avere sempre la libertà di mettere alla prova la propria forza spirituale.”

*Daimio: signore feudale, titolo nobiliare dell’antico Giappone.

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“Quando si è determinati, l’impossibile non esiste: allora si possono muovere cielo e terra. Ma quando l’uomo è privo di coraggio, non può persuadersene. Muovere cielo e terra senza sforzo è una semplice questione di concentrazione.”

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“Le persone intelligenti usano tale loro dote per imporre a piacimento il proprio pensiero, a torto o a ragione, e cercano di far approvare qualunque cosa vogliono con i loro ragionamenti arguti. Questo è un insulto all’intelligenza.
Niente di ciò che è compiuto avrà valore, se manca di verità.”

martedì 12 gennaio 2016

Mancanza di buon senso dell’uomo bianco - di Capo Kahkewaquonaby, Ojibway


L’indiano ha più buon senso dell’uomo bianco. Chi ha l’abitudine ai duelli possiede magari una certa dose di coraggio fisico, ma gli manca il coraggio morale dell’indiano, il quale rispondeva a chi lo sfidava: “Ho due obbiezioni da fare a proposito del duello: la prima è che ho paura di farti del male; la seconda, che ho paura che tu faccia del male a me. Non vedo quale bene me ne verrebbe dal fatto di cacciarti una pallottola in corpo – non saprei che farmene di te, una volta che tu fossi morto, non sei né un coniglio né un tacchino. Quanto a me personalmente, ritengo più saggio evitare il danno che non andarlo a cercare; non mi va l’idea che tu possa colpirmi. E, poiché son queste le tue intenzioni, meglio che io ti stia alla larga. Se proprio vuoi adoperare la pistola, ebbene, mira a un oggetto qualunque, a un albero, o a qualcosa che abbia le mie dimensioni;  e se riesci a colpirlo, be’, fammelo sapere, e io sarò il primo a riconoscere che, se mi fossi trovato al posto dell’oggetto, sarei stato senz’altro colpito.”
Capo Kahkewaquonaby

giovedì 3 settembre 2015

Il torneo cavalleresco

Sono molti i film che parlano di cavalieri, che ci mostrano i tornei, ovvero gli scontri in “singolar tenzone” fra due avversari che si sfidano per l’onore, per la damigella di turno o per qualcos’altro… Storicamente, però, in origine intendo, il torneo era una vera e propria battaglia fra due schiere che si sfidavano pubblicamente. Solo successivamente divenne puro spettacolo e occasione per il cavaliere di esercitarsi, di fare mostra delle proprie abilità e destrezza e, non ultimo, di rimpinguare le proprie finanze grazie ai ricchi premi in palio e al riscatto pagato dal cavaliere sconfitto. Generalmente il torneo durava alcuni giorni ed aveva inizio con gli araldi che annunciavano, elencando titoli e riconoscimenti, ciascun cavaliere, mentre questi sfilavano, con le armature lucide e ostentando enormi pennacchi, davanti ai convenuti. Da dirsi che le armi dei cavalieri, in queste occasioni, erano solitamente spuntate, ma non per questo meno capaci di sferrare colpi mortali. Comunque, lo spettacolo vero e proprio aveva inizio con le “giostre”, cioè i combattimenti a coppie. I cavalieri al centro della “lizza”, un terreno delimitato dalla staccionata, si scagliavano con violenza l’uno contro l’altro, chiusi nelle loro armature, finché uno dei due non veniva disarcionato di sella. Le coppie di sfidanti si susseguivano per tutta la prima giornata e le seguenti. Solo l’ultimo giorno di gare si svolgeva il vero torneo, cioè il combattimento dei cavalieri divisi in due gruppi, in tutto simile a una vera battaglia, eccetto che per le armi spuntate. Era diverso persino il luogo dell’incontro, che era in genere un campo aperto e molto vasto.

lunedì 24 agosto 2015

La Via Del Guerriero...



Le cinque regole del combattimento
Scritte da Chuan Tzu, tremila anni fa

La Fede - Prima di affrontare una battaglia è necessario credere nel motivo della lotta.
Il Compagno - Scegli i tuoi alleati e impara a lottare in compagnia, perché nessuno vince in guerra da solo.
Il Tempo - Una lotta in inverno è diversa da una in estate; un buon guerriero presta attenzione al momento giusto per entrare in battaglia.
Lo Spazio - Non si lotta nella stessa maniera in una gola o in una pianura. Pensa a ciò che esiste intorno a te, e al modo migliore di muoverti.
La Strategia - Il miglior guerriero è colui che pianifica il proprio combattimento.