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lunedì 25 gennaio 2016

Mitologia: I personaggi della guerra di Troia - Ettore

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Fra tutti i personaggi de“L’Iliade” quello che, secondo me, rappresenta il vero prototipo dell’eroe dedito alla patria e alla famiglia è Ettore. Egli, figlio primogenito di Priamo e di Ecuba, era generoso e magnanimo, marito e padre affettuoso e figlio devoto. Durante la guerra difese Sarpedonte, il principe dei Lìcìi, valoroso alleato dei Troiani, ferito dalla spada di Patroclo; duellò con Aiace Telamonio, assaltò con favorevole risultato il campo Greco e appiccò il fuoco alle navi nemiche, infine uccise Patroclo. Quest’ultimo gesto fece infuriare Achille (poiché Patroclo era suo cugino) che pretese un duello. Ettore, pur combattendo valorosamente, perì trafitto dall’eroe greco che, non contento, attaccò il corpo del principe Troiano al suo cocchio e per ben tre volte lo trascinò intorno al sepolcro di Patroclo. Solo le lacrime del vecchio Priamo lo fermarono ed in seguito fecero sì che restituissero il corpo al padre, perché fosse arso sul rogo. Quando Troia cadde, la moglie di Ettore, Andromaca, andò schiava di Neottolemo detto Pirro, figlio di Achille e poi sposa di Eleno (altro figlio di Priamo) che la riscattò. Astianante, figlio di Ettore e Andromaca, ancora neonato, dopo la presa della città fu scaraventato giù dalle mura per timore che potesse un giorno ristabilire il regno di Troia.

domenica 24 gennaio 2016

Mitologia: I personaggi della guerra di Troia – Paride

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Paride era il secondo figlio di Priamo e di Ecuba. Suo padre sognò che egli sarebbe stato la rovina della patria, così lo affidò, appena nato, al pastore Angelo perché lo esponesse sull’Ida. Ma il bambino si salvò grazie ad un’orsa che lo allevò. Successivamente il pastore stesso si prese cura di lui. Sul monte Ida Paride sposò Enone, ninfa e figlia del dio fluviale Cebron. E sempre lì fu chiamato a decidere chi fosse la più bella fra Era, Atena e Afrodite. Scelta quest’ultima, consegnò a lei il pomo di Eris ( il frutto d’oro che la dea della discordia aveva gettato ai piedi delle tre dee con la scritta: “Alla più bella” ) ed in cambio Afrodite gli promise in premio la più bella donna del mondo. Infatti dopo poco Paride, riconosciuto dai suoi genitori, tornò a Troia e da lì fu mandato a Sparta alla corte di Menelao, dove conobbe Elena. Il loro amore fu la causa della guerra di Troia, perché egli la portò con sé in Patria.

Nella guerra Paride, sebbene valente e talvolta coraggioso, non dimostrò particolare valore, standogli più a cuore la musica e gli amori. Con l’aiuto di Apollo riuscì tuttavia a uccidere Achille, ma poco dopo fu egli stesso ferito da Filottete, celebre arciere greco, con una freccia ereditata da Eracle. Le ferite procurate da queste frecce erano inguaribili. Conoscendo la sua sorte, Paride lasciò Troia al suo destino e tornò sul monte Ida, dove ritrovò la prima moglie, Enone, che si prese cura di lui amorevolmente fin quando egli morì. Si racconta che dopo la morte di Paride, Enone si suicidò per il dolore.

sabato 23 gennaio 2016

Mitologia: I personaggi della Guerra di Troia – Agamennone e Menelao

Come si è capito, la mitologa è piena di nomi e storie talmente complicate da assomigliare un po’ ad una telenovella. Non differisce la storia di Agamennone e Menelao…
800px-MaskeAgamemnonAgamennone era figlio primogenito di Atreo ed Erope, fratello di Menelao e come tale gli spettava il regno di Micene. Ma la tragedia era in agguato… Il cugino Egisto, cresciuto come un figlio adottivo dai genitori di Agamennone e Menelao, uccide suo zio Atreo e si impossessa di Micene! I due fratelli, ancora troppo giovani, per non perire anch’essi, furono costretti a fuggire a Sparta presso Tindaro, un re amico. E nella casa di Tindaro i due giovani incontrarono le future consorti, donne che segnarono il loro destino… Clitennestra ed Elena (figlie di Tindaro) sposarono l’una Agamennone l’altra Menelao. Sancita questa alleanza, suggellata con un doppio matrimonio, i due fratelli poterono avvalersi dell’aiuto del suocero, Tindaro, per tornare in patria e cacciare via l’usurpatore. Quindi Agamennone divenne il più potente principe della Grecia e così quando Paride rapì Elena, egli e Menelao radunarono e convinsero gli altri re a una spedizione punitiva contro Troia. Agamennone fu prescelto come comandante supremo di questa enorme spedizione punitiva. Partì con cento navi e sotto Troia fu uno dei più valorosi eroi. Dopo la caduta della città, tornò in patria, portando con sé come schiava Cassandra, figlia di Priamo, re di Troia. Non appena ebbe messo piede nella reggia, però, fu trucidato da Egisto che, tornato a Micene in cerca di vendetta e del trono, in sua assenza gli aveva sedotto la moglie. Infine fu Oreste, figlio di Agamennone, molti anni dopo, a vendicare la morte del padre, uccidendo Egisto e Clitennestra.
800px-Menelaus_and_PatroclusMenelao – Figlio di Atreo, fratello minore di Agamennone, ebbe l’onore di sposare Elena, figlia di Zeus, ma ciò gli procurò più guai di quando potesse immaginare.
Il signore di Sparta, infatti, al momento delle nozze non poteva certo immaginare che la bellissima Elena di lì a poco sarebbe scappata (o rapita, dipende dalle versioni) con il principe Paride, il figlio di Priamo. Così, quando ciò avvenne, per riottenere la moglie, ma anche per riacquistare l’onore perduto, si rivolse al fratello Agamennone, re di Micene, e con lui radunò vari principi Greci e partì alla volta di Troia. E durante la guerra egli fu valoroso guerriero, duellò con Paride ed entrò coi  più bravi nel cavallo di legno per penetrare in città. Distrutta Troia, ripartì con Elena, ma errò per otto anni prima di poter ritornare in patria. Diede sua figlia Ermione in sposa a Neottoleno, detto Pirro, figlio di Achille. Alcuni dicono che Menelao non morì, ma sia entrato vivo negli Elisi come Proteo, vecchio dio marino, gli aveva predetto.

venerdì 22 gennaio 2016

Mitologia: I personaggi della Guerra di Troia – Elena

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Sappiamo tutti chi fu nella mitologia Elena. Fu la causa della guerra di Troia, la donna ambita da Paride e Menelao, ma vediamo, in particolare, cosa dice la leggenda di lei.
Potremmo cominciare dal suo concepimento che fu ben lontano dall’essere normale. Zeus, il divino farfallone, sapeva che Leda era fedele a suo marito Tindaro, ma sapeva anche che ella aveva una passione smodata per i cigni. Quindi le si presentò come il più bel cigno esistente ed ella cedette… Bah, dirsi strano è poco! È la stranezza non finisce qui…
Leda rimase incinta ed infine partorii due uova! Sì, proprio così! In uno c’era Elena e Clitennestra, nell’altro Castore e Polluce (i Dioscuri).
Elena era di una bellezza straordinaria, al punto di essere considerata la donna più bella del suo tempo e come tale, giovanissima, attirò l’attenzione di Teseo che la rapì. I suoi fratelli però subito accorsero a liberarla e lei fu data in sposa, da Tindaro, marito della madre, a Menelao, re di Sparta. Un’altra leggenda vuole invece che Menelao vinse il diritto di sposare Elena ad una gara a cui parteciparono molti re e principi. Comunque sia andata, di fatto ella sposò Menelao e durante un’assenza del marito conobbe Paride, figlio di Priamo. C’è chi dice che egli la rapì, altri che Elena trovò il vero amore nel principe troiano ma, in ogni caso, entrambi lasciarono Sparta con la nave carica di molti tesori. Ciò diede origine, mitologicamente parlando, alla famosa guerra di Troia durata dieci anni. Da Paride, Elena ebbe cinque figli: Corito, Agavo, Ideo, Bunico ed Elena. Paride durante la guerra morì ed ella sposò Deifobo, altro figlio di Priamo. Ma quando Troia fu presa, Elena aiutò i Greci e consegnò loro Deifobo… C’è chi dice che fece lo stesso anche coi figli avuti da Paride, ma stendiamo un velo pietoso… Tornò in Grecia con Menelao, dopo ben otto anni di navigazione. Fin quando fu in vita il marito, ella visse in pace, poi i figli di lui la scacciarono ed Elena cercò rifugio a Rodi dove però l’impiccarono…

lunedì 21 settembre 2015

I Druidi

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Figure misteriose i druidi, ammantate di leggenda e a volte “prese in prestito” dal genere fantasy, ma cosa racconta di loro la storia?
Clero celta di grande cultura e complessità, i druidi si preparavano per 20 anni prima di occupare la loro posizione di custodi dei miti segreti della loro religione. Solo dopo aver superato prove di iniziazione, il druido entrava a far parte di una casta a sé, addirittura superiore a quella dei guerrieri. I druidi servivano la loro tribù non solo come sacerdoti, ma anche come giudici e storici.
Celebravano i loro riti religiosi, che contemplavano sacrifici umani, in fitte foreste (il “bosco sacro”). I sacrifici rituali tra i celti seguivano regole precise. Per esempio, sebbene le vittime fossero di solito arse vive, in gabbie di vimini a forma di enormi teste, questo destino era riservato ai prigionieri di guerra, tenuti in vita appositamente, e veniva raramente inflitto ai celti, per essere offerti come vittime innocenti.
Lo scrittore del I sec. a.C. Plinio il Vecchio ci da un’affascinante descrizione dei druidi che, in bianche vesti, celebravano la sesta notte del novilunio, tagliando un ramo di sacro vischio cresciuto su una quercia sacra (la parola “druido” significa “che conosce la quercia”, in gaelico, la lingua dei Celti della Britannia). Il vischio, secondo Plinio, veniva tagliato con una falce d’oro e posato su un mantello bianco steso per terra. Poi era usato per pozioni magiche. Sembra, quindi, che i druidi fossero anche dei guaritori, erboristi e maghi. I Celti erano per lo più analfabeti, ma i druidi sapevano leggere e scrivere, e molti conoscevano il latino, oltre alla loro lingua. Erano, inoltre, studiosi delle stelle. Non solo praticavano una forma astrologica di magia guardando la sfera di cristallo, ma avevano anche cognizioni di astronomia pari a quelle dei Romani. Il loro calendario, per esempio, si basava su un anno comprendente 12 mesi di 30 giorni, più alcuni giorni intercalari. Dopo la distruzione del centro religioso di Mona, tuttavia, il druidico perse la sua autorità e prestigio.
Di lì a qualche generazione i druidi erano scesi a un livello di poco superiore a quello di stregoni.

giovedì 17 settembre 2015

Sirene: ammaliatrici dei naviganti

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Le sirene nell’immaginario moderno sono raffigurate come bellissime donne con la coda di pesce, ma è dal Medioevo che hanno questo aspetto. Nella mitologia greca esse erano orribili creature dalla testa umana ed il corpo d’uccello (simili alle Arpie), ma Omero, il primo che narra di loro, non descrive il loro aspetto, forse dato per scontato, ma ci fa sapere tramite le parole di Circe che ammaliavano i naviganti per portarli alla morte. Chi sente il canto delle sirene dimentica patria e sposa, bramando solo di raggiungerle… e le ossa dei morti si accumulavano intorno a loro… 960419531Sono due le sirene che cercarono di ammaliare Ulisse e sapevano tutto di lui, delle vicende accadute davanti a Troia. Conoscevano persino il suo nome, questo poiché erano onniscienti. Inoltre potevano anche controllare i mari e i venti. Infatti, quando Ulisse s’avvicinò a loro con la sua nave, il vento cessò immediatamente. La leggenda è ben nota a tutti… Legato all‘albero maestro della sua nave, Ulisse, colui che voleva tutto conoscere, passò indenne dallo stretto delle sirene… E vi è una leggenda successiva al racconto di Omero che narra delle due sirene che, prostrate per il loro fallimento con l’eroe, si suicidarono…

mercoledì 9 settembre 2015

Ametista, il mito

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L’Ametista è adesso un bellissimo cristallo dai toni violacei, ma il mito vuole che in principio fosse una splendida ninfa. Dioniso, dio del vino e della gioia, si innamorò di lei, ma l’eterea Ametista non accettò le profferte amorose del forse troppo invadente corteggiatore e fuggì. Dioniso, comunque, non s’arrese e la inseguì dovunque ella andasse. Disperata, infine, la ninfa, che aveva votato la sua verginità alla dea della caccia, Artemide, si rivolse alla sua protettrice per ottenere salvezza, ed ella la trasformò in una bella pietra cristallina. Dioniso solo allora comprese il male che aveva fatto ad Ametista e, pentendosi del suo comportamento, versò sulla pietra una coppa di vino, che conferì al cristallo il caratteristico e attuale colore…
Ametista, poi, non è la prima ninfa che viene trasformata in qualcosa per sfuggire alle attenzioni troppo invadenti di un dio: un esempio fra tutti è quello di Dafne che, perseguitata da Apollo, dio del sole, dopo una preghiera a Zeus fu trasformata in alloro.

domenica 6 settembre 2015

Andromeda - il mito

Ai tempi del mito, in Etiopia viveva una principessa di nome Andromeda, figlia di Re Cefeo e della Regina Cassiopea. Era una bellissima fanciulla tanto che la madre non perdeva occasione di vantarsi di lei. Un giorno arrivò a proclamare Andromeda come la più bella fra le belle, al di sopra persino delle Nereidi, figlie di Poseidone. Il dio dei mari si irritò notevolmente a questo annuncio e decise di punire l’arrogante Cassiopea e tutto il suo popolo. Per vendicarsi dell’affronto subito mandò un mostro a devastare le cose dell’Etiopia. Allora Re Cefeo, per sapere come liberare il proprio popolo da tale calamità, si rivolse all’oracolo d’Ammone. Questi proferì che la collera del dio si sarebbe placata solo se la principessa Andromeda fosse stata sacrificata al mostro. La disperazione pervase l’anima dei due genitori, ma la principessa, saputo del fatto, si offrì coraggiosamente per il sacrificio che sarebbe avvenuto da lì a tre lune. Il valente Perseo, promesso sposo di Andromeda, decise comunque di tentare l’impossibile. Partì per interpellare le tre Graie su come salvare la sua amata. Queste, personificazioni della vecchiezza, divoratrici di carne umana, cieche, ma con un solo occhio di vetro in comune che permetteva loro di sapere ogni cosa, ostacolarono il giovane. Ma Perseo, con astuzia, sottraendo loro l’unico occhio di vetro, le costrinse a rivelargli tutto. Solo lo sguardo della Gorgone, Medusa, avrebbe potuto uccidere il mostro. Medusa, però, non sarebbe stata un avversario facile: il suo sguardo pietrificava chiunque la guardasse e nessuno era mai uscito vivo dal suo antro. Soltanto con l’elmo di Ades, che rendeva invisibili, e lo scudo di Atena, dalla superficie splendente, egli avrebbe potuto tentare la sorte. Impadronitosi dei mitici doni, Perseo andò nella dimora della Gorgone e si presentò davanti a Medusa grazie all’elmo di Ades. E mentre Medusa si guardava nella superficie splendente dello scudo di Atena, ricevendo i malefici influssi del suo sguardo, Perseo le tagliò la testa. Dal tronco di Medusa uscì il cavallo alato Pegaso, con il quale Perseo spiccò il volo per raggiungere l’Etiopia, dove ormai Andromeda stava per essere sacrificata al mostro. 
La fanciulla, incatenata ad uno scoglio, attendeva fremente di paura che le fauci del mostro si stringessero intorno a lei, quando Perseo, ormai giunto, tese la destra che teneva la testa di Medusa, che non aveva perso i suoi malefici poteri, innanzi al mostro che subito si pietrificò. Così Andromeda fu salva e i due giovani poterono sposarsi…

Questo è il mito, raccontato con parole semplici, quasi come una fiaba a lieto fine, ma non tutti i racconti mitologici greci e romani hanno un buon finale, e molte sono le storie che si contraddicono o che parlano del medesimo personaggio. Per esempio, in questo mito si parla anche della “nascita” di Pegaso, ma sono molte le leggende che riguardano questo cavallo alato. Una lo vuole portatore dei fulmini divini di Zeus, un’altra narra come Bellerofonte lo ammansì e lo catturò con una sella d’oro, e via dicendo… Era mia intenzione narrare questo mito, “respirando” le atmosfere di uomini e donne che creavano, come noi oggi, storie fantastiche, porgendo un occhio al cielo notturno…