domenica 11 ottobre 2015

Recitazione “antica”

Chi non conosce “I Promessi Sposi”, opera di Alessandro Manzoni, anche solo per lontane rimembranze scolastiche? Beh, direi, tutti conoscono questo romanzo, anche grazie alle varie trasposizioni televisive. Ed è una di queste, la più fedele direi al racconto del Manzoni, che mi ha davvero colpita. Se devo essere sincera,“I Promessi Sposi” non è mai stato uno dei miei libri preferiti ed anche a scuola storcevo un po’ il naso per quella Lucia così cheta che quasi stonava “a far coppia” con l’irruente Renzo, ma ora le cose sono diverse. È uno sceneggiato del 1967 con la regia di Sandro Bolchi, con Nino Castelnuovo e Paola Pitagora nella parte dei protagonisti, ad avermi fatto cambiare idea. L’ho potuto vedere grazie ad una raccolta di DVD, uscita qualche tempo fa in edicola. La recitazione intensa, il patos che gli attori, tutti grandi, hanno saputo dare, hanno reso “vivi” quei personaggi così lontani. E la Lucia interpretata dalla Pitagora è una fanciulla pura, innocente, innamorata di Renzo, che comunica con lo sguardo il fervore della sua fede ad un già tormentato Innominato. E quel tormento, quella notte, ormai proverbiale, dell’Innominato quasi fa venire i brividi, come il colloquio dell’uomo con l’arcivescovo. Che fosse una delle scene più belle del romanzo lo sapevo già, ma quella recitazione me l’ha scolpita nel cuore… Mi sono così improvvisamente trovata a fare paragoni con la recitazione degli attori di oggi… Chi è riuscito, tra loro, a farmi venire i brividi?… Ho riflettuto parecchio e, infine, sono giunta a considerare che sono pochi, anzi, pochissimi, gli attori di oggi che con la loro interpretazione hanno lasciato in me qualcosa, riuscendo a muovere le corde del mio cuore. Allora mi chiedo: dov’è finita tutta quella bravura che la vecchia scuola mostrava? Tutte quelle FICTION attuali che “sfornano” attori che sembrano non provare nulla mentre recitano e che nulla, quindi, trasmettono, dove hanno imparato il mestiere? Sinceramente non so, ma credo che bisognerebbe fare qualche passo indietro e tornare a valutare quella recitazione “antica” che antica non è poiché riesce a comunicare ancora, a regalare emozioni reali, che non si dimenticano. Mentre è logico domandarsi: che resterà delle FICTION di oggi al pubblico di domani? Che immagine daranno della generazione attuale di attori?